Associazione "Insieme Fratelli Indios"  
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“Da pochi giorni abbiamo realizzato un sogno che da tempo i giovani indios ticuna speravano realizzare. Abbiamo convinto
la Marina brasiliana a tenere un corso accellerato in Belém per “marinai”; grande entuasiasmo sia dei ticuna, sia dei tre
sergenti militari che hanno trascorso una settimana con noi. Oggi abbiamo 69 ticuna marinai (auxiliares de convés).
Il sergente Vanderlei, responsabile dell Operazione Belém, molto interessato per la nostra presenza tra i ticuna, continuava
a bombardarci di domande sulla nostra vita e missione; quando gli ho detto che la settimana scorsa - dopo due anni dal nostro arrivo - per la prima volta eravamo riusciti a visitare un villaggio, é rimasto…. quasi sconvolto ed ha esclamato: dopo due anni solo una volta?! A quel punto ho sorriso e non ho avuto il coraggio di dirgli che non é l’unico, ma che ci sono altri villaggi, urtroppo, non ancora contattati: anche tu, lettore, ti starai chiedendo la stessa cosa, ma dopo due anni ancora no?! Ma come é possibile?! Se un brasiliano fatica a rendersi conto delle difficoltá della foresta amazzonica, pensa un po un italiano che vive dallaltra parte del mondo! Vediamo se riesco a spiegarvi qualcosa... Se in due anni non siete riusciti a visitare neppure una volta tutti i 60 villaggi della parrocchia, forse perché non vi siete organizzati bene! Certo é una obiezione reale……se Belém fosse una parrocchia comune, come le altre. Prima di tutto non dobbiamo dimenticare che due anni fa al nostro arrivo - dopo sedici anni di incuria- l’unica cosa ancora in piedi era la Chiesa semi abbandonata (in veste di deposito) e una casa in fin di vita, che stava letteralmente crollando.
Adesso chiedo a voi: nei primi mesi cosa dovevamo fare: visitare i villaggi o sistemare la sede della parrocchia, casa e chiesa? Dopo pochi giorni dall’arrivo ci siamo resi conto che una prioritá, oltre a fare i muratori, era comunicare con i arrocchiani: come? Con la loro lingua, il ticuna! Il portoghese, peró, in tre mesi si impara, mentre il ticuna…. dicono che ci ogliono una decina di anni per “maneggiarlo” discretamente!!! Quindi molte energie le abbiamo dedicate alla lingua ed é realmente duro e non nascondo che, a volte, per l’incapacitá di comunicare, si vive un forte senso di solitudine. Quando casa, chiesa e lingua erano piú o meno “incamminate”, abbiamo cominciato a visitare i villaggi per prendere visione della parrocchia affidataci, dove vivono i nostri fratelli indios, come poterli incontrare, come fare catechesi, come loro possono aggiungerci a Belém, eccetera... Ma come arrivare nei villaggi? Qualsiasi parroco in Italia difficilmente supera i 15 minuti di macchina per arrivare alla sua ultima pecorella. Ma le macchine qui sanno appena come sono fatte. Stanno arrivando da poco le prime biciclette, ma ancora non vanno sull’acqua... e non servono molto. Come fare allora?! Come da millenni si fa in Amazzonia, con la canoa o con la barca. Appena arrivato a Belém, dunque, il grande regalo che ci hanno fatto fra Benigno
e gli altri frati di Benjamim, é stata una canoa, come quelle degli indios, con un piccolo motore a poppa e un remo. Entusiasti
abbiamo cominciato le visite ai villaggi, noi frati, insieme ad alcuni ticuna, catechisti e giovani, a volte riempiendo la canoa a tal punto da far entrare l’acqua dai bordi... e cominciano i viaggi che, in media, durano dalle 5 alle 10 ore. Non é neanche tanto, potreste pensare... forse a pensarlo non é molto, ma quando passi tante ore senza poterti muovere, seduto o “sdraiato” su canoe dure come il ferro, accogliendo in continua alternanza… il dolce sole amazzonico con i suoi 40 gradi e la torrenziale pioggia quotidiana, forse si cambia idea. Logico, un giorno serve solo per arrivare e quindi bisogna dormire nei villaggi.... Tutto bene, ma perché in due anni neppure una volta tutti i 60 villaggi? Perché oltre alle fatiche, alla stanchezza, alle malattie tropicali da cui nessuno é risparmiato, agli imprevisti, che non si controllano e ribaltano spesso e volentieri i nostri programmi pastorali, in Belém ci siamo “lanciati” in una lotta spietata, a fianco dei giovani, contro l’alcoolismo, la violenza, il suicidio. Questo programma lo abbiamo realizzato attraverso tante attivitá che vi abbiamo giá raccontato: la costruzione di un centro sportivo e culturale, un festival di musica indigena, una falegnameria, incontri di catechesi, eventi sportivi, un fluttuante omunitario, una scuola di musica.... tutto col nostro sudore, senza appoggio di macchine, ma solo con la forza manuale. Piccole costruzioni che in Italia si fanno in due giorni, qui si realizzano in tre mesi se tutto va bene….
e non é un’esagerazione! La settimana scorsa, dunque, siamo andati per la prima volta in Nossa Senhora Aparecida, villaggio ticuna nell’igarapé (affluente) Tacana. Per quasi 4 mesi é letteralmente irraggiungibile con la canoa, perché il fiume secca e ci si arriva solo con ore e ore a piedi e nessuno lo consiglia... Adesso che il fiume sta crescendo, con un piccolo motoscafo prestato da frei Gino, che lavora a Benjamim, siamo andati in 4 ore fino al villaggio di S. Rosa dove lo abbiamo lasciato e gli indios di lá ci hanno dato una piccola canoa fatta con un unico tronco scavato con cui riuscivamo a passare anche dove c’era ben poca acqua. Con altre 5 ore, tra motore, remo e piedi, siamo arrivati, all’imbrunire al villaggio. Sembrava l’arrivo degli extraterrestri... In realtá la mia penna ha scritto molto piú di quello che immaginavo, per cui vi lascio il racconto del nostro approdo nel villaggio di Nossa Senhora Aparecida esperienza di grandi emozioni - alla prossima volta e non dimenticate: non smettete mai di pregare per i missionari, perché senza l’aiuto di Dio, é molto facile lasciare l’aratro e voltarsi indietro!”

Tupana pena weme!
Che il Signore vi benedica!


di Frei Paolo Maria Braghini - Missionario Cappuccino in Amazzonia
     
   
 
 
 
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